Lavorazione della filigrana in oro e argento: l'anello veneziano della felicità

Published : 05/08/2017 18:11:53
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L'anello intrecciato che porta fortuna

L’anello in filigrana veneziana è sicuramente l’amuleto portafortuna che più si ricollega alla storia e alla tradizione della serenissima Repubblica.

La lavorazione della filigrana in oro degli “oresi” veneziani ha sicuramente origini che si collegano ai rapporti mercantili che la Repubblica ebbe con l’oriente e Bisanzio in primis ma ebbe il suo massimo splendore soprattutto dopo la caduta della Repubblica nell’800: gli orefici veneziani continuarono infatti a primeggiare in tutto il mondo per la qualità dei loro gioielli in filigrana e per i già menzionati Moretti, altro tipico gioiello della città lagunare.

Ma veniamo alla lavorazione delle “Fedine della Felicità”: i giovani veneziani per secoli donarono alle loro promesse spose come pegno di sempiterno amore, alle loro mogli in attesa di un figlio e nelle altre occasioni più importanti della vita un anello, una fede (fede dal latino Fides: la personificazione romana della lealtà) intrecciata a mano secondo la tradizione.

                                      

Ma cosa dice la tradizione della città lagunare?

La tradizione, come tutto in Italia, ha origine nella notte dei tempi.

Secondo gli antichi romani la Parche (che i greci chiamavano Moire), figlie di Zeus, preservavano l’ordine naturale delle cose e tessevano con un filo il destino di tutti gli uomini.

Erano tre e si chiamavano:

  1. Cloto (il cui nome greco significa “ io filo”) che filava lo stame della vita.
  1. Lachesi (che in greco significa destino), che avvolgeva tale filo su un fuso e stabiliva quanta lunghezza di filo spettasse a ciascun uomo. Lo stame bianco insieme a fili di argento o d’oro, il materiale più prezioso in assoluto, per i giorni felici, lo stame nero per i giorni difficili.
  2. Atropo (il cui significato è “inflessibile”) che con delle forbici stabiliva il momento della fine.

La Leggenda veneziana dell’anello intrecciato in oro

La leggenda dice che gli orefici veneziani famosi per il loro ingegno crearono un modello per il sempiterno amore e la sempiterna fortuna.

Diciamo in parole povere che la fedina intrecciata è la risposta veneziana al cornetto portafortuna partenopeo: Napoli chiama la fortuna, Venezia risponde aggiungendovi l'amore.

Ma dove tutto ebbe inizio?

La leggenda racconta che Alvise Zorzi amava follemente la sua promessa sposa: Biancofiore Vendramin. Una maga leggendo la mano della bellissima ragazza aveva profetizzato loro un infausto futuro dicendole: “ Qualsiasi giovane tu sposerai il filo del vostro matrimonio sarà tagliato dopo un anno esatto”.

La maga non aveva tenuto conto di una cosa: Alvise era il miglior garzone di Bottega orafa veneziana e, risoluto nel suo intento, studiò il modo per gabbare l'infausta sorte.

                                        

La tecnica di Alvise per la lavorazione della filigrana in oro

Decise di intrecciare a mano solamente fili d’oro o d’argento in maniera che i giorni della vita fossero solo quelli felici e fece sì che ad ogni nodo corrispondesse un desiderio: più l’anello fosse stato finemente intrecciato più la vita avrebbe riservato piacevoli sorprese e desideri da realizzare.

Ma la domanda più importante rimaneva … come riuscire ad ingannare Atropo colei che dopo solo un anno avrebbe reciso il filo del loro amore?

Semplice, e Alvise lo aveva scoperto: sarebbe bastato nascondere il filo creando un anello che, essendo circolare, per sua natura non avrebbe avuto né inizio né fine. Ovviamente l’amore stesso di conseguenza non avrebbe mai avuto fine cioè sarebbe stato per sempre e per sempre felice.

Così fece e Atropo venuta dopo un anno esatto a reclamare ciò che le spettava, non trovando il filo da recidere, donò loro un amore duraturo che li portò nella strada della vita per moltissimi anni.

Così la tradizione veneziana ebbe inizio ... e tale tradizione diventò di uso comune a Venezia

Il giovane avrebbe dovuto infilare la sua fede intrecciata al dito anulare della mano sinistra della sua amata: ancora oggi si fa così perché la tradizione vuole che in questo punto della mano passi una vena (vena amoris) che raggiunge direttamente il cuore.

Ancora oggi un anello è qualcosa che lega una donna ad un uomo per sempre ed è per questo che di solito viene portato all'anulare sinistro augurandosi che l'amore duri per sempre!

Magari voi direte la leggenda è solo frutto della fantasia popolare ma come diciamo in Italia: non è vero ma ci credo! Vale sempre la pena regalarsi un po' di fortuna nella vita e perché no, credere alle leggende più dolci.

Vi abbraccio come al solito... ovunque voi siate

Marco Jovon

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